Certe invenzioni dell’uomo vanno gustate, almeno una volta, lì dove sono nate. Il Dottor Francesco Peloni provò e riprovò, nella sua farmacia di Bormio, fino a quando, nel 1875, trovò quel mix unico di erbe di montagna, non troppo amaro, non troppo dolce e lo dedicò al Monte Braulio…

La ricetta segreta

Negli scritti segreti che tramandò al figlio non descrisse solo i successi, ovvero la ricetta, ma tutta quella serie di errori che la resero imperfetta prima e perfetta poi.

Sull’ultima pagina lasciò un monito per quelli che sarebbero arrivati dopo di lui: “non perdete tempo nel tentare di modificarlo – il Braulio –  è perfetto così e tutti i tentativi per renderlo perfetto lì ho già tentati io, prima di voi”.

E io mi trovo dopo un bel sorso di Braulio con il palato emozionale invaso dai profumi erbacei e i fiori di campo, circondato dalle montagne a 3000 metri d’altezza, dopo un bel pizzocchero e penso che il Francesco aveva ragione: è proprio perfetto così.

Alcool, zucchero ed erbe segrete, null’altro, vani i miei tentativi di estorcere segreti al buon Edoardo, bis nipote del farmacista, che alle mie domande sulla ricetta, cambia discorso sorridendo e interessandomi su come il mastro bottaio aggiusta il rovere di Slavonia delle botti, dove il Braulio riposa 15 mesi minimo, il Classico, o 24 il Riserva. 

Dalle mie parti, nel comasco, la Valtellina si sente nell’aria, è terra vicina, che contamina, fa tendenza e a fine pasto noi un bel Braulio lo beviamo spesso e oggi, qui dalle tue montagne, brindo a te dottor Peloni che sei fra quelli che sono riusciti a creare qualcosa di buono e che speriamo rimanga così per sempre, perfetto, come questi crinali pieni di neve d’inverno e d’erbette segrete d’estate. 

E voi avete un nonno che vi ha lasciato un segreto?

Me lo raccontate?

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