La tradizionale

“La paella migliore è quella che faccio a casa la domenica!”

Quante volte l’ho sentito dire in questi giorni: da Maria che ci porta in giro e sostiene che il suo ragazzo la faccia ne troppo umida e nemmeno troppo asciutta.

Poi c’è l’uomo del banco delle verdure che per farla ci mette due ore e mezza e il pomodoro lo cuoce a parte e quando gli faccio vedere la mia mi dice “falta de color”, ovvero, manca di colore, quindi più pomodoro.

Ad Albuefeira, a due passi dal mare, guai mettere pesce, solo coniglio, pollo, fagioli e pomodoro, ovviamente il pomodoro di .

Nella ricetta tradizionale, ci vuole l’acqua e non il brodo, lo zafferano coupè che è la qualità maggiore, aglio si o aglio no!

Se ci si aggiungono le lumache, allora ci vuole il carciofo.

Le paelle di mare, sono nate poi, qui è nata la versione originale, in cui i contadini mettevano un po’ quello che avevano intorno, poi sono arrivate le mutazioni, le ricette, le paelle creative.

Pensate che la domenica ci si raduna intorno al fuoco per prepararla, si aspetta con pazienza, si assaggia: perché è questo il vero segreto, azzeccare il sale.

Si deve essere provvisti di cucchiaio e continuare ad assaporare, ma non basta: ad un certo punto, il della qualità bomba o sendra, (sono questi i due risi da usare), assorbiranno di botto il brodo e se avete azzeccato il sale molto bien, altrimenti muy mal.

Capite che siamo tutti uguali, ci basta un fuoco, un ricetta tradizionale da fare meglio degli altri e una domenica per festeggiare e cucinare insieme.

Poi il lunedì coi colleghi, o davanti ad un turista che ti chiede informazioni, o dentro di te, pensi sempre che quella ricetta la fai meglio tu, a casa tua, da sempre.

E la vostra ricetta della domenica?

@worldpaelladay

@visit_valencia

La ricetta tradizionale

 

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