A.Motta e D.Motta

Comments (0) Curiosity, Food

Notte con luna calante, enorme, rara e zero gradi: “la temperatura perfetta per chi fa questo mestiere”. “Stanotte me la prendo con comodo”, non ci sono i ritmi serrati dell’estate che t’impone di essere veloce per proteggere il tuo patrimonio proteico dalle mosche che secondo Sergio si sono fatte sempre più cattive e organizzate.

Una bistecca frollata un anno e mezzo ciondola, appesa, mentre ci spiega con calma il rispetto. Rispetto che ci siamo persi per strada a colpi di punti e offerte di un supermercato che ci educa all’ovvio perché il raro e la qualità, sono merce che non capiamo più.

La bestia se ti prendi la briga di farla fuori, macellarla, crescerla, la mangi tutta. La rispetti tutta. Come un capo indiano, nelle praterie congelate, in una notte stellata di un paio di secoli fa, aspetta il giorno vicino al fuoco, perché la pelle del bue si stacchi meglio. Fa agire il freddo piuttosto che la fretta.
Affila le lame del proprio coltello, è responsabile e attento, pronto a sfamare la tribù senza dimenticare che nulla deve essere sprecato. Così gli è stato insegnato fino da quando infilava le Superga nei suoi primi stivali perché era troppo piccolo perché calzassero alla perfezione.

Non vi è morte, macellazione a catena di montaggio, non tutti gli animali vengono macellati giovani, perché la carne migliore sappiatelo non è quella dei vitellini ma quella dei buoi quasi a fine della loro vita.

Le frattaglie si mangiano, i budelli diventano i contenitori naturali per i salami, il fegato diventa un affettato che nessuno vuole ma poi lo fai provare e cambiano subito opinione: e trovano il fegato di mangiarlo.

Sette anni di vita per avere una carne saporita, sette anni di rispetto (lo ripeto), sette anni in cui l’alimentazione deve essere sana e naturale. In cui solo la genetica della bestia è controllata, non attraverso chimica, ma attraverso la selezione. Tutto sulle spalle del toro Uruk, calmo e placido coi bambini, bello e dannato da vincere i campionati della razza piemontese in tutta Europa, impeccabile quando si tratta di prosperare e riprodursi.

E poi ogni lunedì, qui nel nulla della pianura, ti trovi una bestia di più di mille chili da macellare e t’inventi un ristorante per poter vendere tutto e non sprecare niente. E metti a sedere la tua tribù e gli porti un bollito misto saporito, in cui ogni pezzo è cotto a parte e per il giusto tempo e lascia con la voglia di tornare.


Se sei un carnivoro, questa è la mecca, fuori dalle griglie fighette di milano, qui si viene per stare bene e mangiare seriamente non per portare fuori la tipa che vuole la carne argentina che argentina non è.

State a stecchetto, mangiate pinzimonio, evitate i bruch della domenica gli apericena, il calcetto e il “Lunedì sera si fa bollito”.

“Mostarda manzo, mostarda manzo” , salsa verde, un pezzettino di cotechino,  52 lunedì all’anno, estate compresa.

Quindi al posto di rimanere incollati davanti ai reality fate un tuffo sotto le stelle, in questa che un tempo era una landa desolata. Non ci sono rumori, solo due passi da fare dalla metro di Gessate. Io non so dove sono stato ma so cosa ho mangiato, l’ho visto, mi è stato spiegato. Dimostrato con sapienza e finissima capacità di linguaggio.
Mi è stato spiegato come viene macellato, insaccato, tagliato: come i salami sono meteoropatici e ti avvisano quando piove.

Mi è stato spiegato che non si butta nulla e che la qualità si deve pagare perché costa produrla. Infatti ha un fattore che vi dimenticate quando fate cuocere l’acquosa bistecca che trovate in giro, gonfiata di steroidi come un bodybuilder e piena di farmaci, questo fattore si chiama tempo.

Tempo di attesa per far crescere un animale felice, sano, che alla fine vive per darci da vivere.

E se avrete la fortuna di conoscere Sergio, vicino alla brace del fuoco, attento come un capo indiano  accampato con il suo capanno/macello lungo il naviglio, state attenti e fatevi un’idea di cosa sia la carne. Allora capirete che sarà uno dei pochi rimasti che riesce a fare adesso quello che si faceva un tempo, migliorando qualcosa grazie alla tecnologia ma rispettando sempre un mestiere, gli animali e il tempo stesso, inteso come quello che scorre e quello che cambia ogni giorno e al quale bisogna sapersi adattare per produrre le cose al meglio. Certo d’inverno è una passeggiata sotto le stelle ma non crediate che non sia duro svegliarsi, resistere agli attacchi vegani, tramandare rispetto ad ogni boccone. Ci vuole forza, occhio e mani esperte. E sbagliare vuole dire aver ucciso per animale per nulla. E non si gioca con la vita di un essere che prima chiamavi per nome. Deve nutrire chi lo capisce e ne capisce la storia e il suo sacrificio.

Andate per capire, in silenzio e godetevi le stelle e il cielo che a volte dimentichiamo di avere sopra la testa. Andateci con la pancia vuota e il cervello acceso e non solo con il portafoglio gonfio. Andateci “affamanti” (affamati più amanti), dopo aver digiunato un giorno, come se foste una tribù in attesa di quel dono della natura. Questo è quello che si è sempre fatto, nel modo giusto, con rispetto. Il resto è carrelli, vaschette e antibiotici. Buon appetito piccoli selvaggi.

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