La Carrettiera di Franca e Lillo.

Comments (0) Curiosity, Food

Un piatto è buono quando ti s’imprime nella zucca per molto tempo. Sai esattamente dove l’hai mangiato. Torna a casa con te infilzato fra i tuoi neuroni oltre che fra denti; prima o poi ti ritorna in mente e quindi devi rimangiarlo. Può essere più o meno preciso ma ha la sua personalità, attraverso il palato senti se il cuoco era felice o ispirato, senti la sua storia, senti in bocca la sua biografia e la sua presa di posizione rispetto alla cucina qualunque essa sia. Se sapete di cosa parlo vi racconto una storia poco adatta a quelli allergici all’aglio o ai sapori decisi. Se state cercando la forma, se state rincorrendo le gastro-bugie più o meno sante state lontani dalla casa di Lillo e Franca, qui è terra sacra da tre generazioni. Una riserva di cibo vero, intoccabile, calda, memorabile, terrona.
Una casa non un ristorante, dove una famiglia ti accoglie e t’invita a sederti al loro tavolo senza troppe pippe. Lillo è il padrone di casa, come un navigato uomo di sala ci mette 4 secondi a farti la radiografia e capire che tipo di cliente sei e a trattarti in maniera direttamente proporzionale alla tua spocchia.

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Se entri nelle sue grazie ti spiega i suoi piatti che prepara alla mattina, le sue invenzioni culinarie, la sua storia, ma non chiedetegli il suo grande segreto: la ricetta della Carrettiera.
La vecchia volpe dal pelo grigio (nella foto) glisserà alla tua richiesta, raccontandoti che alcuni anni fa passò la ricetta segreta a Giovanna, la figlia e ora nemmeno se la ricorda più. Ma se la ricorda eccome. L’aglio va reso un po’ color nocciola (quasi bruciato a dire il vero), c’è pure fresco in questo sugo verde saporitissimo con prezzemolo, formaggio, altri ingredienti segreti e spaghetti al dente. Piccante, deciso, memorabile, palatalmente scorretto, buono.

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Giovanna porta avanti i segreti di questa cucina di casa. Se hai il privilegio di capirne il senso scopri che qui si fanno piatti veri, come se fossi da una nonna del sud Italia, senza gastro-sconti con glutine, lattosio e vegan free.
E voi vampiri sedotti dalle mode è meglio che state alla larga, c’è l’aglio, il piccante, le frattaglie. Nessun filetto al sangue per te. La carne stracotta nel sugo piccantello, la pasta con le patate che varia in base all’umore della maestra di cerimonia, la nostra Giò, che arriva al tavolo e ti dice che oggi i suoi primi erano più buoni perché lei era felice.
E poi non fatemi fare figure, se andate in visita e vi spingete fino alla porte della Bovisa per una volta state zitti e mangnate, qui non avrete mai ragione in quanto clienti ma torto a prescindere.
Siete a casa di questa famiglia del sud e in sala Andrea, fratello della cuoca, figlio di Lillo vi porterà gli antipasti del giorno anche se non li avete chiesti: polpettine di carne, melanzane, un fritto di calamari, alici marinate, frittatine di verdura, bruschetta col pomodoro.
A voi decidere se assaggiarli o alzare il ditino ed esclamare da stronzetti: ma non li avevamo chiesti!
E poi a casa della nonna vi siete mai permessi di ordinare qualcosa? Ecco non venite a farlo qui!
Siate rispettosi di questi oltre 50 anni di ristorazione in una Milano non facile, in cui venire dal sud non era una passeggiata e fatevi due risate con Maurizio, fratello di Andrea, figlio del boss Lillo che vi scarafferà il vino da tavola e saprà esattamente farvi sentire a vostro agio.
Al primo giro la Carrettiera è d’obbligo, a me passa pure l’influenza mangiandola per via del trito d’aglio e di quel sapore piccantino e cecchino, che ti arriva diretto alla memoria.
Cibo di conforto, vero, imperfetto per le regole stellate nella sua casalinga perfezione, come la Palermitana: alici, pane tostato, finocchietto e zafferano, rigorosamente penne rigate.
Poi un coniglio arrosto perfetto, croccante fuori a puntino dentro, un involtino calabrese deciso, carne al sugo da acquolina o un carciofo che ti fa piangere da quanto è buono (da succhiare foglia a foglia altrimenti Lillo s’incazza e ha ragione), una trippa fattabene e un’insalata che vi farete condire da Andrea che è un mago nel farlo, altro che un filo d’olio EVO.
Andate lì dentro e chiamateli per nome, cercateli, fatevi presentare la Franca che sopporta il buon Lillo silenziosa da oltre cinquant’anni e tiene unita questa bella famiglia sempre pronta a darvi da mangiare e non a cucinare per voi. Capite ancora la differenza?
E non chiedetevi cosa ci fanno in questo ristorante con le pareti di legno La Pina o i Club Dogo seduti al tavolo di fianco: cercano calore, buon cibo e un pizzico di famiglia.
E guai se dite di no ai dolci, provate il cannolo con la ricotta fresca, tre volte alla settimana Lillo spedisce Maurizio che starebbe a letto volentieri in una fattoria fuori Milano a comprarla e se gli state simpatici ve la fa assaggiare fresca negli antipasti. Oppure provate il bignè col Bacardi e cioccolato, la crema non è vellutata e precisa, ma golosa tracotante, buona.
E il conto?
Vi do un consiglio, è casa loro, quindi ogni volta che rompete le palle con le vostre assurde richieste l’ammontare finale lieviterà di un pochettino. Quindi lasciatevi andare, seguite il flusso, ricordate che siete a casa d’altri, fate i bravi, siate educati, disponibili e per una sera quel posto sarà anche casa vostra: sarete immersi nell’atmosfera di una famiglia bellissima, calda come le loro origini un po’ pugliesi, un po’ siciliane e non ne riuscirete più a farne a meno. Se succederà questo incanto non solo diventerete clienti ma anche un po’ i loro nipoti, i loro cugini e allora si che inizierete a divertirvi.
E se siete allergici all’aglio in centro sapranno di certo farvi un buon pescetto al sale o un hamburger gourmet. Qui è alta cucina terrona, dal 1970. E guai chi ce la tocca anche perché ci sono voluti 50 anni per farlo diventare un complimento. Buon appetito.

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