Il Km 3.0

Comments (0) Chissenestyle, Curiosity

Vuoi capire cosa ami sul serio, chiedilo al primo pensiero del giorno.
E io, mi spiace dirtelo, forse non ti ho mai amata.
Mi sento il sole, forse perché so di essere di passaggio e allora mi butto in mezzo e cerco di non fare passare il tempo. Ma ti calpesto ogni giorno, esercitando un verbo, un mattoncino di ego dopo l’altro, il verbo voglio.
Un voglio senza per favore però.
Voglio tutto, dalla macchina in cartoleria in poi che
ottenevo tirando la gonna di mia mamma ho imparato a piangere per i miei vorrei: invece di commuovermi, invece di stupirmi. Io frigno
Voglio mangiare tutto.
Vestire tutto.
Comprare tutto.
E se mi guardo intorno vedo i miei vorrei moltiplicati per 7 miliardi.
Oggi i vorrei sono facili da individuare, si chiamano “mi piace”.
E allora li mettiamo su tutto quello che vogliamo, a caso, come si fa per una spolverata di pepe.
Ora ti ho vista in faccia, ti ho respirata di nuovo senza co2, senza metalli pesanti.
Ti ho vista diventare alba, alberi. Ti ho visto scioglierti per il sole. Ho sentito di nuovo il tuo odore.
Quell’odore che impari a riconoscere perché lo hai dentro, in una catena di dna che ti lega a te fino a quando quasi scimmia imparavo ad accendere il fuoco.
Ti ho vista fra le montagne.
Ti ho vista Terra.
E ora sono qui, urbano, goffo, cittadino che ti penso. E tu sei rovinata da queste scimmie mutate come me, sei acciaccata, ammalata.
E allora ti penso attraverso quello che ho imparato. E l’ho imparato attraverso il cibo di altri.
Altri che si stanno ponendo una domanda. Come deve essere il cibo del futuro?

Forse non sarà solo un’invasione di cavallette: saranno gambi, foglie, radici.
Sarà masticare 20 volte prima di ingoiare il rispetto e non solo le voglie.
Sarà diversissimo da un posto all’altro, perché dovrà parlare di territorio prima che dell’ego: è questo il km tre punto zero che si diffonderà attraverso le immagine sulle nostre protesi digitali.
Sarà un cibo che parla di dove sei e non di dove vorresti essere.
Sarà tradizione, sarà povero ma ricchissimo. Sarà fantasia.
Sarà affumicato, marinato.
Sarà goloso come uno scarto e non solo filetto.
Sarà una lumaca, una formica, una buccia.
Sarà un fungo del bosco bevuto in tazzina da espresso.
Sarà una lisca di pesce e una polvere di erbe colorate.
Sarà complesso. Sarà non buttare via niente.
Sarà porsi sempre delle domande invece di trovare risposte e ricette.
Sarà un legume orgoglioso di essere povero e duro da cucinare ma ricco.
Sarà reso commestibile da un esercito di batteri soldati che si aggregheranno alle partite degli chef.
Sarà un dottore disperso nella Sicilia che cerca di capire i segreti di una mandorla amara.
Sarà globale solamente perché rimbalzerà in un mi piace dietro l’altro in tutto il pianeta.
Sarà uno chef che si alza alla mattina, lascia nel cassetto i suoi fottutti sogni e i vorrei e dedicherà il primo pensiero a te.
A te che sei la nostra Terra. E se smetteremo di saccheggiarti e banchettare su di te senza vederti, forse capire che siamo già terra pure noi.

Dedicato a tutti quelli che mi hanno ispirato, perché il genio non è solo quello che viene riconosciuto dai più ma colui che è in grado di muovere l’anima nell’intimo.

Arrivederci e grazie per tutto questo CARE’s The ethical Chef Days

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Pin It on Pinterest