HOT POT

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Questo giro di papille non è rivolto alle gastrofichette affamate di esperienze approvate. Vietato ai timidi, ai foodie con l’ipad e a quelli che dicono a “Milano si mangia sempre bene”.

Qui si viaggia seduti, composti, con tovaglie di carta, in economica, dritti in Cina. Bacchette e rispetto, siamo a casa d’altri in un pezzo dell’Italia che verrà, non chiedete le posate o mi vergogno di avervene parlato.

Se non avete voglia di farvi 7000 chilometri per scoprire cosa sia quell’oggetto non identificato che ho fotografato qui sotto, chiamate prima e prenotate.

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Questa è la storia di un buco vaporoso, perso sulla circonvalla che sa di convivio, semplice ma bellissimo, non certo il locale dalle architetture copia incolla alle quali siete abituati. Cinesine che sembrano uscite da un manga davanti a pentole di rame fumanti, pareti disegnate con il pennarello da quelli che ci sono stati e da quelli che verranno.

Un brodo piccante che da una parte esprime lo Yang e un timido e pallido brodino dall’altra, dai colori freddi con le bacche di goji che finalmente acquistano un senso in questo mare di Ying.

Insomma la classica fonduta che troviamo anche da noi, anche in Francia la fanno, insomma pensiamo tutti in coro di avere inventato questo piatto ma in realtà come ogni tecnica che si rispetti la facevano già molto tempo prima in Cina.

Da Carnivore Union si mangia l’Hot pot. Googolate per saperne di più, io sarò vago, qui per ispirarvi non per recensire e spiegare.

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Pezzi di carne cruda  pronta al tuffo, polpette di pesce, tofu gelato, trippa, magliette come copri sedia vi aspettano. Preparatevi ad uno scossone palatale insolito per le vostre papille viziate dalla rotondità del cibo d’occidente. Qui sono sberle che volano ad ogni boccone, consistenze aliene, per pochi e non per tutti. Bisogna aver fatto esperienze piccanti con la lingua, altrimenti non componete il numero di telefono. Se non siete timidi ma annoiati e disinibiti, se siete fra quelli che se aprissero un’altra hamburgeria o una pizzeria gourmet, diventerete vegani, allora andateci.

Il brivido caldo, calibrato, del pepe di Szechuan di uno chef cecchino che ti spara in bocca una tradizione di centinaia d’anni facendoti atterrare con il rinculo direttamente in Cina; i datteri galleggianti che servono a concederti l’unico dolce permesso in queste quattro mura; la bellezza di mangiare con un fuoco acceso in tavola che può esplodere da un momento e che ti rende vicino ai tuoi compagni di cena, ti scaldano. Ancestrale vero? Per quello ti vien voglia di fare incisioni rupestri sui muri.

Tornerai a casa con lo stomaco sotto sopra e con quella dipendenza che ti farebbe ritornare subito e intingere tutto nella salsa di sesamo mischiata alla salsa cipollini che poi sarebbe salsa di cime di rapa.

Se non siete tra questi coraggiosi, meglio stare a casa. Andate nelle vostre Hamburgerie per bene, rimediate una bella morettina e portala al sushino e giocate con la carta dei vini. Qui birra cinese a litri, grappa di sorgo e cerali misti e il miglior raviolo cinese di Milano. Scommettiamo? Mi pagate la cena se perdo?

Niente barbe, “risvolTimidi”, solo la cameriera che vi scatta una Polaroid accecandovi mentre siete nel pieno del viaggio e vi inchioda alla parete, o meglio inchioda la vostra foto alla parete.

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Il b side del menù prevede una gallerie di delizie, per quelli che sanno mangiarle: frattaglie, spiedi d’agnello che sanno d’agnello, cuore.

Se vi incuriosisce provatelo, ma non frignate. Dopo aver intinto e lasciato cuocere quel pezzo di carne nel brodo piccante, ve lo portate in bocca, vi arriva un destro, a quel punto dovete solamente aspettare qualche secondo: diventerà sapore, esperienza, cultura.

Sapete perché amo i cinesi? Perché gli stai sul culo a prescindere, poi ti studiano, poi se gli vai a genio ti amano. E un motivo per farti amare è rispettare la loro tradizione culinaria. E ricordate che se arrotolate spaghetti lo dovete a loro.

Questa è cultura, si apprende seduti, ripeto, con rispetto. Provando anche quello che inizialmente non vi torna, chiedendo spiegazioni rapide e concise. E poi c’è la moda, ci sono i locali del momento e le persone pagate per farvi prenotare in questi posti. Non siete obbligati a mangiar bene.

Ieri sera mentre mi servivano un dessert di grappa cinese a 52 gradi, un ragazzo italiano si messo sotto un tavolo e ha lasciato il suo segno, un disegno sul muro. Nessuno gli ha detto nulla, stava solo dicendo grazie. Io ho fatto il mio.

Se ci andate lasciatelo uno scarabocchio e non fatemi fare brutta figura.

Altrimenti state a casa e ordinate d’asporto.

 

 

 

 

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