ChisseneWow: Pescheria gallina Torino

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Non sapere cosa scegliere è una sensazione bellissima.
E allora tergiversi, indugi. Zampetti qua e là e spii maleducatamente i piatti altrui.
Questa sensazione mi danno i mercati del cibo: sono stato battezzato a Barcellona quando ancora avevo le papille da latte. Sono passato per Valencia dove mi sono mangiato un indigeribile dirigibile chiamato morcilla con culo poggiato davanti ad un museo d’arte contemporanea che ho debitamente visitato prima della spiaggia: anche perché mi preferisco bianchiccio e per me corona non è un mito ma qualcosa di ben dipinto su una quadro di Velasquez. Digerii dopo svarianti giorni. Cambiai compagna di avventure e mi persi nel ferro battuto del mercato del cibo di Madrid, di nuovo ebbi quella sensazione di acquolina indecisione: alla fine mangia più del dovuto, come prassi, dando colpa alla gola come se non fosse parte di me. O satanasso che mi aspetti nel girone dei viziosi per la mia dissolutezza, che pena mi darai per il mercato di Budapest? Ma sappi o mio boia che ne valse la pena: c’eran sorrisi, gulasch e vetri antichi a rendere tutto ancora più peccaminoso. Addirittura, prima di spiaggiarmi e venir quasi arrestato per una birra a Malibù non tenuta nel sacchetto di carta, nella noiosa, ricca, marcia e stupenda Los Angeles ne trovai uno e mi tocco rapire il panino col pollo più buono del pianeta e portarlo via con me. Perché lì mica hanno la piada sulla play, però hanno foche e oceani e poliziotti incazzosi. E poi nella Torino scura e nera che sa di industria e sogni infranti all’apparenza ma poi pulsante viva e come sempre velata, trovi questo piccolo posto dove vale la pena prendere un Frecciarossa. Lì puoi consumare del pesce che a Milano – dove “arriva il pesce più buono d’Italia”, dicono quelli che hanno trovato coccodrilli nei cessi, hanno la compagna dei 33 cl e hanno visto un ciupacabras – te lo scordi. E questa che vedete è un ombrina cicciona, sfilettata che ancora canta sapore di mare su letto di viva la pappa al pomidoro. Provate il panino con lo sgombro e non rompete i maroni, fate la fila e se volete conoscere un posto partite dal suo mercato. Ci vediamo all’inferno! Baci stronzetti

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