ChisseneWow: Due Platani, Parma

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Il #ChisseneWow di oggi ha la erre moscia che fa un po’ Francia e tanto Parma. Dietro di me, col cane, sta banchettando il Vinicio di tavolo che cerca ispirazione, con i ricci immersi in una taranta di Parmigiano Reggiano e un folk di forchettate ai tortelli.

ChisseneWow: Due Platani, Parma

Poi, arriva il Gianca che ha la faccia dell’oste che conosce esattamente i tuoi peccati e allora ti invade il tavolo di antipasti misti. Prosciutto crudo di Parma, culatelli, coppa che spiazza, quasi immorale bontá: fra di te pensi “il Gianca ha la roba buona”.

A Parma il suino è animale sacro, non ciondola in giro come una vacca indiana, é offerto in sacrificio per noi: i peccatori onnivori. In bocca, si scioglie nel suo colesterolico concetto d’amore e non si butta via niente: il grasso è miele, di quel bel colore e suda! Io sto per soffocare d’acquolina, sperando che Vinicio, nel caso in cui mi strozzi, sappia fare la manovra di Hemlich per salvarmi. Il Gianca gioca sporco e porta polenta, le cipolle borettane e la torta fritta. Qui non si chiama gnocco, occhio che s’incazzano, diventan seri, la erre sparisce e se lo chiami gnocco, quello fritto sei tu!

Quindi usa il linguaggio corretto e ordina tortelli di erbette, con la pasta fine fine e il ripieno di ricotta ed erbe e chiudi gli occhi e ascolta l’Aida mentre l’assapori.

Qui ci mangiava il maestro, il Marchesi Santo Subito, quando faceva lezione all’Alma, Dio Bocuse e tutti quelli che hanno più papille sulla lingua e più stelle nelle guide che un cielo notturno in re maggiore. Chissà i secondi! Giuro Gianca tornerò famelico! Mi metteró in fila e prenoterò per tempo! Sapete qui c’è una lista d’attesa direttamente proporzionale a quanto mangerai bene. C’è un tavolo riservato per due, da signorotti di Parma, prenotato per sempre alla domenica. Un tavolo solo per loro in una piccola saletta e, narra la leggenda, che paghino:     vadano a mangiare, oppure no.
E quando esce il carrello del gelato, con questo iceberg di crema che ti condiscono come vuoi tu: io lacrimo.

Qui non si mangia, qui si sorride al cibo e il cibo sorride a te. Chiedimi se sono felice e se non sanno mangiare non gli dar retta: poveri, non sanno cos’è l’amor ed inutile chiederlo al vento.

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