Albufera: samba, cucina e rock & roll

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Io amo i folli perché sono i più lucidi che conosco.

E poi mi sento in famiglia: colorati, con le idee fin troppo chiare e in divenire e a volte contrastati con le idee mai troppo chiare. Sanno osservare e cambiare. Li riconosci spesso dagli occhi vivi e vividi.

Sono folli perché insofferenti nel qui e nell’ora. Certo perché sono là, in giro, spersi in quel luogo per pochi che si chiama futuro. Sentono tutto, sentono troppo. E per quello che ti trovi una seppia morbidissima, rispettata e schiaffeggiata da mille cotture moderne, con la sua tinta e allora riconosci il cuoco e il suo stile e la sua voglia di tradizione ma nello stesso tempo con l’ansia e la fretta di tradirla e inventare qualcosa di nuovo.

I folli toccano punti del tuo palato o del tuo cervello che non sapevi neanche di avere e sei felice che il punto g esista e non è solo proprietà privata del gentil sesso ma patrimonio dell’umanità: grazie per la pancia così buona da rendere piacevole metter su panza. E grazie per le chiacchiere, per la passione e per avermi fatto fare il giro del mondo.

Grazie per i sassi mummificati di capa santa disidrati poi idratati e poi essicati che potrebbero esser buoni anche fra mille anni. Grazie per avermi raccontato del tuo sous chef che non si presenta mai in orario ma che sfiletta il pesce in 30 secondi e non ne puoi farne a meno perché è il tuo compagno di giochi in cucina preferito. Grazie a tutti i nerd del mondo che si chiudono in una cambusa a innovare spaccandosi la schiena in piedi, a quelli che vogliono cambiare perché al presente danno del lei per rispetto ma dentro lo considerano già vecchio.

Grazie Mateus, per essere uscito dalla tua cucina a raccontarmi il tuo mondo, la tua ispirazione e dei sogni che hai e che raggiungerai: sai perché? Sono già fin troppo chiari nella tua testa. Li devi solo traslocare con fatica dal presente al futuro.

Grazie per essere un po’ Spagna (dove la tradizione può essere toccata), un po’ Italia (dove la tradizione non si tocca e da dove viene la tua stupenda moglie che ti sostiene in tutto) ma alla fine sei tutto il Brasile che hai dentro. Quello sarai sempre e sempre sarai.

E voi ricordate che con l’hamburger e con la vita ci si deve sporcare. Altrimenti quello è solo un pezzetto di carne di un povero animaletto morto per rimanere sciapo e senza alcun sapore.

E pensando ad Albufera godo e mi sporco le sinapsi.

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